Preferirei di no

Oggi Galli della Loggia, firmando l’editoriale de il Corriere della Sera, scrive che l’elezione di Grasso e di Boldrini segna “non tanto una vittoria dell’antipolitica quanto piuttosto, in senso proprio, della non politica“. E questo perché la storia di Piero Grasso e Laura Boldrini è distante da quella degli eredi del PCI e della componente popolare della DC che si starebbe perpetuando nel Partito Democratico.

Se ne deduce che tre sarebbero le manifestazioni possibili dell’impegno civile: la politica figlia delle ideologie, l’antipolitica e la non politica. Francamente trovo questa analisi molto deludente. Il limite dei nostri intellettuali sembra nascere dall’ansia di commentare l’accadimento più recente dimenticando la Storia, ovvero perdendo di vista quel che è accaduto in Italia e nel mondo negli ultimi trent’anni.

Il Secolo breve, si è chiuso all’inizio degli anni ’80. Finita l’epoca tragica delle ideologie è iniziata quella drammatica dell’incertezza (con un brevissimo intermezzo di euforia volatile). Nel frattempo l’economia ha raggiunto una estensione inimmaginabile: la produzione materiale delle merci è stata spostata là dove la manodopera costa poco, mentre dove prima brulicavano industrie ed operai è sopraggiunta la leggerezza della merce immateriale. Il mondo si è mercificato e la politica si è rivelata incapace di gestire in Occidente i nuovi scenari postindustriali.

In questo contesto l’impegno civile si è sfilacciato, lasciando spazi di manovra immensi all’interesse delle consorterie affaristiche. Qui in Italia, poi, la destra è divenuta “proprietà” esclusiva di un unico individuo, un miliardario dalle origini oscure, preoccupato solo dal suo personale destino.

La sinistra ha attraversato il deserto e si è smarrita, ha perso la forza dell’ideologia, ha elaborato i limiti del dogma senza riuscire a trovare una nuova identità. Il laboratorio, però, è rimasto aperto. Le contraddizioni hanno lacerato il tessuto, ma lentamente hanno fatto crescere diverse modalità di impegno civile. Il processo è in corso, il percorso è ancora lungo, ma il Presidente della Camera e quello del Senato sono il frutto della discontinuità che la sinistra ha voluto percorrere.

A Galli della Loggia consiglio di rileggersi Bartleby lo scrivano, uscito dalla penna di Herman Melville nel 1853, quando – per intenderci – Karl Marx doveva ancora scrivere Per la critica dell’economia politica e Il Capitale era solo una massa informe di appunti. Insomma pubblicato prima che l’ideologia comunista trovasse i suoi fondamenti teorici.

Quel Preferirei di no (I would prefer not to) pronunciato caparbiamente da Bartleby, non è politica figlia delle ideologie, non è antipolitica, non è non politica. Barltleby non si pone fuori dalla politica, ma ne apre una nuova stagione.