Mussolini, Berlusconi, Grillo e le elites riluttanti italiane.

E’ un fatto documentabile facilmente prendendo tutti gli articoli e gli editoriali apparsi sui principali giornali italiani negli ultimi mesi prima della campagna elettorale,  cosiccome è desumibile dalle trasmissioni televisive e dai principali talk show, soprattutto quelli de La7 .

E’ documentabile facilmente che l’ascesa elettorale di Grillo, di per sè forte a causa della debolezza negli ultimi anni della classe politica italiana, è stata spinta in tanti modi dai giornali che sono la voce dell’elite italiana, quella che comanda davvero.

Questa spinta è stata data amplificando le gesta di Beppe Grillo, aiutando a costruire “frame” dentro cui la politica grillesca potesse sguazzare, ad esempio il frame che identifica tutta la politica con una “casta”, disegnando tutta la politica italiana come una massa di corrotti e di sfruttatori del denaro pubblico, cancellando le differenze tra destra e sinistra (altro “frame” dentro cui far sguazzare il grillismo).

Ripeto tutto questo è documentabile.

A me interessa però adesso capire il perchè.

E nel darmi una spiegazione mi aiuta il bellissimo libro di Carlo Galli dal titolo “I riluttanti” e dal sottotitolo “Le elite italiane di fronte alla responsabilità”, un libro pubblicato da Laterza e uscito nella primavera del 2012.

Nel terzo capitolo titolato “venture e sventure delle elites italiane”  Galli descrive quella che è stata una costante della storia italiana negli ultimi 150 anni: “quando il deficit di egemonia si fa troppo grave, quando nuove elites si fanno minacciose, allora nelle elites borghesi si produce una vera e propria forzatura avventuristica, una accelerazione febbrile attraverso la figura dell’eroe e la cultura che lo legittima.”

Fu così dopo la lunga parentesi risorgimentale con l’avvento del fascismo e di Mussolini e fu così dopo la lunga parentesi ciellenistica-democratica con l’avvento di Berlusconi e del Berlusconismo.

Galli ci spiega che con il sostegno a Mussolini “il nazionalisno e l’eroismo sono il punto in cui la riluttanza delle elites italiane pare rovesciarsi in iper attivismo ultra elitario ma in realtà si conserva intatto, dietro lo schermo luminoso della Patria, l’angusto interesse di classe e l’incapacità di adempiere i doveri di direzione politica del Paese in un contesto democratico”.

Comportamento simile ebbero le elites italiane nel favorire l’ascesa nei primi anni 90 del ‘900 di Silvio Berlusconi.

Anche in questo caso “hanno ceduto lo spazio politico purchè questo venisse conformato dal capo in modo tale che esse potessero occuparsi solo dei propri affari, abdicando così al compito sia di produrre egemonia culturale sia di dirigere responsabilmente il paese”

Per questo la storia italiana sembra essere come scandita “da un ritmo costante: dapprima una grande decisione egemonica (il Risorgimento, la Resistenza) fonda una legittimità specifica, un regime che si estende per circa mezzo secolo (monarchico liberale e ciellenistico-democratico), il cui funzionamento è via via degradante, secondo modalità e tempistiche evidentemente diverse; a questo declino si cerca di reagire con forzature (pur nelle loro grandi differenze, il fascismo ed il berlusconismo) che generano una nuova egemonia ed una nuova instabile forma politica (della durata di circa 20 anni).”

In questo pendolo (metafora per Galli del loro essere riluttanti) quello che salta agli occhi è il fatto che se le elites al tempo delle grandi decisioni egemoniche (risorgimento, resistenza) hanno un certo ruolo attivo, anche se piu’ forte alle origini e poi sempre piu’ debole e digradante, invece nei periodi “ventennali” esse si defilano, e si danno al piu’ aperto particolarismo, abdicando al loro ruolo.

Volgendo al tramonto l’epoca berlusconiana e di fronte ad una incapacità egemonica delle elites italiche (che si è vista nel falimento del Montismo e di quella peculiare forma di antipolitica che affidava alla tecnica la gestione della politica e cioè della relazione tra le persone) non risulta affatto strano quindi, anzi è perfettamente coerente con il loro pendolarismo riluttante, che pezzi importanti delle elites italiane, con i loro organi mediatici ed i loro portavoce ben pagati (altrove li ho chiamati citando anime salve di De Andrè “troie di regime”) abbiano affidato a Grillo il compito dell’Eroe per continuare a curarsi del loro particolare senza però assumersi in prima persona nessuna responsabilità, virando verso una nuova forzatura avventuristica ed impedendo ad una elite nuova, che le sinistre andavano faticosamente e contraddittoriamente selezionando, di avviare quel cambiamento avvertito come necessario dai piu’.

Ma la partita non è ancora del tutto chiusa.