Roma, i valori e la politica

Ha scritto il 9 aprile, su l’Avvenire, Angelo Picariello:

Il Pd sceglie Ignazio Marino per la corsa al Campidoglio, e cresce la preoccupazione nell’associazionismo di base. Prevalendo un certo tipo di impostazione sul versante etico, con potenziali ricadute sulle scelte di politica familiare, il timore diffuso, nel combinato disposto con le posizioni assunte da M5S, è che possa ripetersi un “effetto Parma”, dove l’avvento della giunta Pizzarotti ha comportato ben presto il sacrificio del quoziente familiare.

Gli ha fatto eco un tweet di Luciano Ciocchetti (UDC):

Con la scelta di Marino il Pd si consegna, legittimamente, alla sinistra estrema, laicista. Noi non possiamo far altro che stare dall’altra parte”.

Aveva iniziato Aldo Cazzullo su il Corriere della Sera:

Marino è un personaggio per certi aspetti interessante: chirurgo prestato alla politica, all’avanguardia sui diritti civili. Magari potrà pure vincere (anche a Roma, come in quasi tutte le grandi città italiane, il centrosinistra ha una base di partenza più ampia del centrodestra). (…) Potrà anche strappare qualche voto grillino; ma avrà parecchie difficoltà a intercettare moderati e cattolici. (…) Non esistono, come la sinistra tende a credere, un’Italia immatura, sempre pronta a bersi le promesse di Berlusconi, e un’Italia “riflessiva”; esistono due minoranze di militanti – numerose se misurate in piazza o ai gazebo, piccole in termini assoluti –  pronte a seguire l’istinto e la passione, ma incapaci di indicare una soluzione condivisa a una vastissima Italia di mezzo, che alla politica crede sempre meno.

Tre considerazioni.

Esiste davvero una “inquietudine” dei moderati cattolici romani per la scelta di Ignazio Marino quale candidato al Campidoglio? Francamente io credo che i mal di pancia siano più delle gerarchie (religiose e laiche) che del vasto popolo di credenti. E poi basta incontrarlo l’associazionismo di base – Marino lo ha già fatto e continuerà a farlo –, basta comprenderne i problemi e prospettare adeguate soluzioni. Insomma, un patto chiaro con la città, con le sue forze migliori (di cui l’associazionismo cattolico è una parte), fondato sulla solidarietà e l’assistenza alle famiglie in difficoltà, ai malati, agli indigenti, purtroppo sempre più numerosi.

È davvero importante recuperare i politici di centro? L’Udc, disponibile ad una alleanza con Nicola Zingaretti qualora fosse stato candidato al Campidoglio, si è dileguata ed ora oscilla tra Alfio Marchini e Gianni Alemanno. Le elezioni del 24 e 25 febbraio 2013 hanno decretato una sconfitta inequivocabile del centro “politico”. A Roma quell’area è da sempre stata in oscillazione tra le tentazioni berlusconiane e le alleanze di scopo a sinistra. Forse molti rappresentanti politici di quel mondo, ancora fermi al calcolo, alla rendita di posizione, agli organigrammi zeppi di reduci buoni per ogni stagione, non saranno poi così decisivi nello scontro elettorale. Forse basterà porre attenzione alle aspettative dell’elettorato moderato  recuperandone il consenso con un confronto permanente sui temi cruciali, rimettendo al centro idealità e passione, ascolto e rispetto reciproco.

Davvero può esistere sulla carta una soluzione condivisa, ovvero un candidato gradito a tutti, o quasi? Davvero la “politica”, intesa nel senso più alto del termine, deve continuare a fare passi indietro per lasciare spazio – come ha affermato Alfio Marchini – ad “una persona fuori dai partiti o dai movimenti, espressione della società civile, che abbia come priorità una discontinuità rispetto ai modelli che hanno governato Roma negli ultimi anni”, ovvero lui medesimo? Io credo che candidati “graditi”, nella attuale situazione, non ce ne sono, il gradimento va conquistato giorno dopo giorno, con parole e azioni conseguenti. Io credo che la politica debba fare passi avanti, magari cambiando radicalmente linguaggi, atteggiamenti e protagonisti perché altrimenti il futuro, il nostro futuro, sarà nelle mani del populismo di destra, dell’antipolitica, della non politica.