Nodi da sciogliere

disegno di Fulvio Ichestre
disegno di Fulvio Ichestre

Pippo Civati e Fabrizio Barca tornano ad affrontare la questione del futuro del Pd.

Barca insiste sulla separazione tra Stato e partito, ovvero tra gli “eletti” nelle istituzioni e gli “iscritti”. In realtà si tratta di un problema già ampiamente dibattuto nella lunga storia del “partito della sinistra”, anche se il dibattito non ha portato a nulla di concreto. Anzi la “logica inevitabilmente clientelare” ha finito per compromettere il Pd perché ha dato vita a “cordate”, “componenti”, “gruppi di potere”. Nelle componenti la filiera di comando inizia con gli “eletti” e finisce con la “corte dei miracoli”. Il partito degli iscritti, la base, può scegliere se stare nella componente più vicina ai suoi interessi, o restare fuori e non contare niente. Insomma senza separazione tra partito degli eletti e quello degli iscritti viene meno il ruolo del partito e si espande quello dei gruppi di potere.

Commenta Pippo Civati: “Ormai è chiaro anche ai sassi che per cambiare il Paese, si deve prima di tutto cambiare il Pd, ovvero quello strumento mancato di cambiamento, che si è fatto raggiungere da Berlusconi e sbaragliare, in una porzione non indifferente del proprio elettorato, dal M5S. Proprio su questo punto, ha agito quel combinato (ed esplosivo) disposto tra le questioni sociali e il sistema di potere, di cui il Pd è accusato di fare parte o nei confronti del quale il Pd è accusato di essere stato troppo critico e intraprendente”.

E ancora: “Se si vuole essere elementi di mobilitazione e di cambiamento, non ci si può preoccupare degli amici degli amici, non ci si può attenere a una logica per la quale il partito diventa ascensore sociale per gli insider per diventarlo ancora di più ed entrare nelle istituzioni (spesso a prescindere dalle competenze e dal merito) e non ha più una funzione di mediatore tra Stato e società, perché ha perso di vista quest’ultima e si è esaurito nel primo. E perché non considera, se non con qualche fastidio, gli outsider”.

Per Barca i nodi da sciogliere nel Pd sono sostanzialmente tre: la valorizzazione (e la formazione) delle notevoli risorse umane; la messa in “rete” delle numerosissime sedi locali; la finalizzazione del dibattito interno sulle grandi opzioni di fondo e sulle “cose” da fare. Il tutto finalizzato al recupero di autonomia, ruolo e funzione di un partito senza il quale nessun cambiamento è possibile. E non ci vuole molto a capirlo visti i continui rigurgiti degli italiani verso le tentazioni neo liberiste della destra, o verso la rivolta senza progetto del movimentismo (e non penso solo a Grillo).

Ad autonomia, ruolo e funzione mi permetto di aggiungere un punto che ritengo cruciale, quello dell’identità.

Credo che parallelamente ai “nodi da sciogliere”, sui quali continua ad insistere Barca, credo che accanto alla “questione dell’autonomia, del ruolo e della funzione” del partito, vada declinato il nucleo teorico di una sinistra moderna, quali i suoi valori, quale la sua identità. Perché senza identità non c’è riconoscibilità.

Occorre insomma un “pensiero” (pur con le inevitabili sfumature) condiviso, che ridia alla sinistra l’identità perduta. Che significato ha oggi essere di sinistra? Qual’è il senso di questa parola? Quale futuro abbiamo in mente per il nostro Paese e anche “oltre”? Ecco io credo che sia indispensabile lavorare insieme su queste domande… e trovare insieme delle risposte.

disegno di Fulvio Ichestre
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