Quindici idee…

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Se ancora non lo avete fatto vi consiglio di acquistare il numero di Left in edicola. Contiene una sorta di manifesto  per cambiare il Paese scritto da Salvatore Settis. Strano vero che qualche buona idea venga da uno storico dell’arte? Di Settis ho letto: La tempesta interpretata. Giorgione, i committenti il soggetto, un libro del 1978 dedicato al più enigmatico dei pittori italiani. Poi ho visto su Rai Storia le sue Sei lezioni sul concetto di classico nell’arte. Conosco il suo impegno civile per l’Aquila in particolare e per l’ambiente più in generale.

Riporto i due punti cruciali del suo manifesto (idea 7 e idea 8):

Il progetto di “democrazia senza popolo” sussiste perché l’antica funzione dei partiti come luogo di riflessione e di progettazione è morta. Quel che resta degli apparati di partito si è trasformato in un macchinario del consenso, fondato sulla perpetuazione dei meccanismi e delle caste del potere.

Una parte larghissima del Paese esprime una radicale opposizione a questo corso delle cose. Lo fa secondo modalità diverse, anzi divergenti: (a) la sfiducia nello Stato e il rifugio nell’astensionismo; (b) gesti individuali di protesta; (c) vasti movimenti che tendono alla rappresentanza parlamentare e alla forma-partito, come il M5s; (d) piccole associazioni di scopo, dichiaratamente non-partitiche, per l’ambiente, la salute, la giustizia, la democrazia. Queste ultime sono ormai alcune decine di migliaia, e coinvolgono non meno di 5-8 milioni di cittadini. È a partire dall’autocoscienza collettiva generata da questo associazionismo diffuso (ma anche nei sindacati) che si può avviare la necessaria opera di restauro della democrazia.

Tutto questo fermento, spesso ingiustamente scambiato per rifiuto delle regole democratiche, andrebbe raccordato in una coerente visione di governo del Paese. Per farlo occorre dismettere le tante “magliette” che la sinistra è solita indossare anche nei momenti importanti, finendo per impantanarsi in inutili e dannose diatribe sul sesso degli angeli. Occorre superare l’antica abitudine di dividersi e recuperare quella sana tradizione democratica che ha prodotto la Costituzione, i grandi partiti di massa, le regole del confronto tra diverse visioni del futuro.

Se ne discuterà giovedì 30 maggio a Roma al teatro Piccolo Eliseo con Fabrizio Barca, Pippo Civati e altri. Se potete non mancate.