“Sospendere immediatamente la partecipazione italiana al programma sugli F-35”

Cronistoria del programma F-35

L’Italia aderisce al programma F-35 (JSF) nel 1996, tramite il Ministro della difesa Andreatta, limitatamente alla fase iniziale “Concettuale dimostrativa“, ratificata con la firma del MoA (Memorandum of Agreement) in data 23 dicembre 1998;

conferma l’adesione al programma limitatamente alla fase di “Sviluppo e dimostrazione del sistema“, dopo il voto favorevole delle Commissioni Difesa del Senato (14 maggio 2002) e della Camera dei deputati (4 giugno 2002);

per quanto riguarda la partecipazione alle fasi successive il Governo si è limitato ad un’attività informativa, cui non sono seguite votazioni: Camera, Commissione Difesa 16 gennaio 2007; Senato, Commissione Difesa 30 gennaio 2007;

nel 2007, il Sottosegretario di Stato ha informato il Parlamento che la firma del MoU (Memorandum of Understanding) relativo alla fase di “Produzione, supporto e sviluppo del velivolo” non richiedeva un parere parlamentare;

nella fase ulteriore (Camera, Commissione Difesa 8 aprile 2009 e Senato, Commissione Difesa 8 aprile 2009), si è deciso di finanziare la costruzione di uno stabilimento a Cameri (Novara) per l’eventuale assemblaggio di velivoli (decisione adottata senza la partecipazione al voto dei parlamentari del Partito democratico, in quanto si è ritenuto che si trattasse del classico carro davanti ai buoi);

non esiste a tutt’oggi alcun impegno all’acquisto di questi velivoli;

non c’è alcun contratto firmato e tantomeno alcuna penale.

Argomenti a favore, argomenti contro

L’argomento che viene utilizzato dai sostenitori del programma sarebbe di natura operativa e riguarderebbe il fatto che le capacità militari dell’Aeronautica oggi sono garantite da tre diverse linee di volo con distinte caratteristiche: AMX, Tornado, Eurofighter, F-16 Harrier (a decollo verticale imbarcati su portaerei) e che gli AMX, i Tornado e gli Harrier devono essere sostituiti perché vicini alla fine della loro vita operativa;

peraltro, la decisione di sostituire queste 3 linee di volo con il JSF è basata su presupposti che si rivelano sempre meno convincenti sul piano industriale, come sempre meno convincente è l’affidabilità di questo modello ancora alle prese con molte difficoltà tecniche;

l’esigenza operativa che viene messa in primo piano è quella di garantire alle forze aeree di poter operare al più alto livello tecnologico in ambito Nato;

questa affermazione è contraddetta da vari fattori: la maggior parte dei Paesi della Nato non adotterà questo velivolo; operazioni integrate Nato-Unione europea, come quelle svolte nella recente campagna in Libia, hanno visto operare insieme velivoli di produzione americana e di produzione europea perfettamente integrati;

dal punto di vista operativo, inoltre, va tenuto presente che nella nuova situazione geopolitica difficilmente potrà configurarsi, per l’Italia, la necessità di dover sostenere un conflitto ad alta intensità tale da giustificare un “cacciabombardiere di superiorità aerea”;

in realtà, l’accento che viene posto sulla presunta superiorità aerea del velivolo e sulla sua invisibilità ai radar riesce a far passare in secondo piano gli aspetti di politica industriale, che invece sono prevalenti;

semplificando, si può dire che, ribadita l’insussistenza delle motivazioni indicate, addotte dai sostenitori del programma JSF, si è aperta una competizione industriale a livello mondiale nella produzione militare nel settore aeronautico e l’Europa teme di rimanerne esclusa;

i Governi francese e tedesco negli ultimi mesi hanno più volte cercato di coinvolgere i più importanti Paesi europei al fine di sviluppare insieme attività industriali in questo settore;

l’industria aeronautica militare italiana ha una storia molto importante dal punto di vista ingegneristico e produttivo. Con Alenia e Augusta l’Italia è stata ed è tuttora socio di grandi consorzi di produzione;

nel settore aeronautico il consorzio “Eurofighter” è in grado di produrre un velivolo assolutamente competitivo. Il passaggio da costruttori (nell’ambito del consorzio) ad assemblatori (la Lockheed propone il modello “Ikea”, per il quale la produzione avviene negli Stati Uniti e a Cameri è effettuato l’assemblaggio dei soli velivoli eventualmente acquistati dagli europei) avrebbe come effetti la fine delle capacità ingegneristiche di Alenia, la riduzione qualitativa della forza lavoro (pochi ingegneri e molti montatori) e la riduzione quantitativa della forza lavoro (Cameri potrà al massimo impiegare 800 unità che rappresentano un terzo di quelle attualmente impegnate da Alenia);

rivedere queste scelte appare quantomeno sensato e congruo rispetto all’attuale situazione economica e finanziaria del Paese;

(…)

I costi del programma

l’Aeronautica italiana si dichiara interessata all’acquisto di 133 velivoli (ridotti a 90 dal Governo tecnico di Monti). Il Governo ottiene in cambio la possibilità di eseguire il montaggio delle semiali in uno stabilimento che l’Italia dovrebbe mettere a sue spese in funzione a Cameri. Anche sulla base di questo piano di acquisti e poi finanziario, lo stabilimento di Cameri ottiene un finanziamento di 1,5 miliardi di euro. I lavori sono iniziati nel 2010 e avrebbero dovuto concludersi nel 2012;

va inoltre rilevato che al momento si sono ritirati o hanno sospeso la loro partecipazione al programma i seguenti Paesi: Norvegia, Olanda, Australia, Turchia, Danimarca e Canada. La Gran Bretagna ha falcidiato le previsioni di spesa (ne doveva comprare circa 130, oggi ne conferma solo 20); persino gli Usa stanno valutando l’annullamento della versione “B”, a decollo corto e atterraggio verticale, che interessava la nostra Marina;

il costo del velivolo al momento non è fissato e viene stimato in una cifra che va dai 110 ai 200 milioni di euro ciascuno. Il programma, nella sua totalità registrerebbe un costo non ancora esattamente definibile ma comunque in nessun modo inferiore ai 12 miliardi di euro complessivi e si articolerebbe nell’arco di 12 anni;

Richiesta al Governo

1) a sospendere immediatamente la partecipazione italiana al programma di realizzazione dell’aereo JSF/F-35;

2) a procedere, in prospettiva europea, ad una visione strategica della politica di difesa;

3) a destinare le somme risparmiate ad investimenti pubblici riguardanti la tutela del territorio nazionale dal rischio idrogeologico, la tutela dei posti di lavoro, la sicurezza dei lavoratori.

Senatori firmatari:

CASSON , AMATI , CIRINNA’ , SPILABOTTE , DIRINDIN , TOCCI , VALENTINI , PUPPATO , GRANAIOLA , MINEO , PUGLISI , CAPACCHIONE , LO GIUDICE , PAGLIARI , FUCKSIA , RUTA , FILIPPI , LUMIA

Atto n. 1-00057

Pubblicato il 6 giugno 2013, nella seduta n. 37