Tacchini e asparagi

da Risvegli e prodigi, di Jurgis Baltrusaitis (Adelphi)
da Risvegli e prodigi, di Jurgis Baltrusaitis (Adelphi)

Scrive oggi su Repubblica Stefano Bartezzaghi: 

Tacchini e asparagi, trenini e catoblepa, Lucignolo e ciuchini, uccelli da richiamo e cani da riporto. E poi i più consueti falchi e colombe, lupi e agnelli, allodole allo specchietto e tigri cavalcate: se la politica pare il boschetto della fantasia del Vitello dai piedi di balsa la colpa non è di Elio e le Storie tese, ma del funzionamento effettivo della comunicazione politica, nell’eterna Terra dei Cachi. Per dirla con il premier Letta: staremo mandando tutto “in vacca”?

Per capirci qualcosa non guasta un’infarinatura di semiotica medioevale. Nel parlarsi addosso, fra addetti e adepti, i nostri politici si esprimono infatti in un equivalente del tardo latino della Summa Theologica e delle disputationes scolastiche. Un esempio lo danno il tenore burocratico e formale e il lessico giurisprudenziale della fatwa lanciata da Beppe Grillo su Adele Gambaro: «Ha rilasciato dichiarazioni lesive per il M5S danneggiandone l’immagine con valutazioni personali. L’espulsione della Gambaro va ora ratificata dagli iscritti al portale al 31 dicembre 2012 con documento digitalizzato». Il vaffanculo e lo sberleffo usuali non sono parsi adeguati alla solennità dell’occasione.

Ma quando i politici si rivolgono al popolo, allora vengono buone le risorse allegoriche e paraboliche che già furono alla base della pittura sacra, con le relazioni fra immagini e concetti codificate nei bestiari e poi nei repertori iconografici, nelle imprese e negli emblemi. Pitture, sculture, testi popolati di leoni, pavoni, sfingi, lonze e lupe che oggi è facile designare come antenati diretti dei relativamente recenti «cavalli di razza» della democristianità, delle volpi in pellicceria nei botta-e-risposta andreo-craxiani, sino agli odierni «lumaconi bavosi» bossiani e al malinconico giaguaro bersaniano. Dai veltri ai Veltroni, insomma. Ma fossero solo gli animali! Ogni essere, animale, vegetale o minerale, vivente o inorganico, animato o inanimato, concreto o astratto è in sé una possibile metafora per illustrare idee, posizioni, proposte, intenzioni, obiezioni, alleanze e rotture.

Noi l’avevamo capito già da un po’ che per raccontare la politica occorrerebbe scrivere un bestiario medievale!