Il Campo di Goffredo Bettini

bettiniGoffredo Bettini nel proporre la sua idea di Pd, parte da una critica feroce del “correntismo” che sta dilaniando l’essenza stessa del “partito”. “La sua natura è in realtà la manifestazione virale della cultura egemone che una destra egoista e populista ha iniettato nel corpo di tutti di noi, per venti anni“.

Per distruggere l’egoismo dei notabili e degli oligarchi, per combattere la degenerazione di un potere finalizzato unicamente alla propria riproduzione occorre ricominciare daccapo, tornando in una dimensione pre-politica. “Cosa c’è prima della politica?”, si chiede Goffredo Bettini. “L’amore verso il prossimo. Senza se e senza ma. Gratuito e totale. Non c’è altro“.

Lo spostamento in una dimensione antecedente la politica è denso di suggestioni. Viene in mente la lettera di San Paolo ai Corinzi: “Se anche parlassi le lingue degli uomini e degli angeli, ma non avessi l’amore, sarei come un bronzo che risuona o un cembalo che tintinna“. Viene in mente l’avvertimento di David Hume, ovvero che la politica è inutile se non ha come fine la felicità del genere umano. Viene in mente l’intuizione di Immanuel Kant, ovvero che “la vita e come relazione di elementi diversi, è amore”. 

La scelta di campo dei democratici deve, quindi, risvegliare “nelle profondità della mente il riconoscimento dell’altro, l’immedesimazione nei confronti del suo dolore, l’empatia, la solidarietà, il desiderio di realizzazione dell’autonomia, della libertà per se stessi e per gli altri”.

Martedì prossimo a Roma Goffredo Bettini presenterà un “documento”, un contributo al dibattito congressuale che si è appena avviato. L’intenzione è quella di porre al centro della discussione il tema della crisi della rappresentanza e l’idea di una forma-partito che spezzi la gabbia delle correnti di potere, aprendosi alla partecipazione “deliberante” dei cittadini.