Ultimo atto (forse)

Letta (Gianni) non c’era alla riunione di falchi, colombe e pitonesse tenutasi ieri pomeriggio ad Arcore, in quella villa già appartenuta al marchese Camillo Casati Stampa di Soncino, noto alle cronache per aver ammazzato la moglie Anna Fallarino e il di lei amante Massimo Minorenti a Roma, il 22 maggio 1951.

Pare che Letta (Gianni) sia caduto in disgrazia. La sua mediazione con il Colle più alto non ha sortito risultati concreti per il “condannato” e il suo ruolo di gran ciambellano di Arcore presso la Santa Sede è svanito nel nulla assieme al segretario di Stato Tarcisio Bertone.

Nella riunione di ieri hanno prevalso i rapaci. Salvo ripensamenti dell’ultim’ora (qualcuno pensa ancora al bluff), non ci saranno ulteriori tentativi di mediazione. Il governo Letta (Enrico) sembra avere le ore contate. Il clima teso, da Repubblica di Salò, non lascia presagire ritiri spontanei. B. resterà attaccato al suo seggio fino a quando il voto congiunto di Pd, Sel e M5S non lo disarcionerà. “Après nous le déluge”, sembra abbia esclamato ad un certo punto il cavaliere dimezzato.

L’uomo della Provvidenza (Alfano il “fido” lo ha addirittura paragonato a Cristo di fronte al Sinedrio e a Pilato) si prepara a parlare al suo popolo. Sì perché quel popolo c’è ancora ed è pronto a votarlo. Non se ne conosce la consistenza, ma l’atteggiamento, frutto di un retaggio atavico, è chiaro. Una delega ad occuparsi dell’Italia purché “lui”, l’unto, non dimentichi mai di “dare una mano” nei momenti di bisogno: quando c’è da pagare le tasse, quando c’è da approfittare dell’ennesimo condono, quando c’è da ottenere qualche vantaggio economico, quando c’è da lucrare con il denaro pubblico.

Al “suo” popolo l’imbonitore dirà che è stato impedito da alleati infedeli, dalla magistratura, dalla burocrazia, dalle istituzioni, dai comunisti. Dirà che lui è pronto a cambiare l’Italia e snocciolerà le promesse di sempre.

Cambiare davvero l’Italia non sarà facile. “Cambiare il Pd per cambiare l’Italia”, ho scritto tante volte in questo blog. Può essere che il precipitare della situazione politica non consenta di celebrare il congresso, può essere che si debba andare in battaglia con le truppe disponibili ora (magari dopo aver cambiato la legge elettorale).

Se il Pd saprà compattarsi attorno all’unico candidato premier in grado di scendere in campo subito, ovvero Matteo Renzi, se si schiererà – assieme a chi vorrà starci – in difesa dello stato di diritto e del bene comune, allora quel popolo un po’ cialtrone, un po’ furbetto, un po’ egoista, quel popolo affondato nella cultura del sospetto, nella paura del nuovo e del diverso, nel bagliore inquietante dello schermo televisivo,subirà una sconfitta in campo aperto e si disperderà (forse) per sempre.