La strategia del pendolo

Quello che B. dice un giorno, o fa dire a qualcuno dei suoi affiliati, lo rettifica, o lo fa rettificare, il giorno dopo. La strategia del pendolo è nota! Ha numerose varianti – talvolta tra l’affermazione e la smentita – trascorrono giorni, a volte settimane, ma poco cambia: le modalità di comunicazione del senatore precario si basano sull’altalena delle posizioni.

Si potrebbe aggiungere che molto pesano su queste variazioni i sondaggi e gli umori interni al Pdl, ma poco importa.

L’abilità dell’uomo sta nel riuscire sempre a presentarsi al suo popolo con la stessa apparente innocenza, con la medesima convinzione sia quando dice, sia quando ridice il contrario di quanto aveva affermato! E’ un’abilità antica la sua, maturata sin dagli anni giovanili, sin da quando qualcosa, o qualcuno, lo ha convinto che l’importante è convincere, non stare dalla parte della ragione.

Ieri la regina delle pitonesse e i falchi hanno “sbandierato” ai quattro venti la fine del governo Letta, oggi è stato il giorno delle colombe. Il burattinaio lascia andare avanti gli affiliati più intransigenti, poi li richiama e permette ai moderati di lasciare aperta qualche porta.

Secondo Antonio Noto (Ipr Marketing), Nicola Piepoli, Renato Mannheimer (ispo) e Pietro Vento (Demopolis) il popolo di B. resta stabile al 20%. Questo dato garantisce a B. di restare il “padrone” della destra. L’opacità degli altri leader del Pdl completa il quadro.

Cosa accadrà? B. non farà un passo indietro e giocherà la “sua” partita fino in fondo, disposto a scassare tutto (la destra italiana, le istituzioni, lo stato di diritto, il Paese) pur di salvarsi, pur di tutelare i suoi interessi, pur di scendere in campo come leader.

La campagna elettorale è già iniziata, anzi non è mai finita! Nelle aspettative dell’uomo di Arcore la strategia del pendolo consentirà di tenere in scacco il governo, di ingannare l’avversario, di trasformare una condanna definitiva nelle stigmate da mostrare ai fedeli.

C’è solo un modo per batterlo definitivamente: cambiare la legge elettorale e tornare quanto prima al voto. Ogni altra strada potrebbe consentirgli di recuperare terreno, di affossare il Paese, addirittura di pareggiare un’altra volta il risultato elettorale. Nessuna concessione al “condannato”, sconti quanto hanno stabilito i giudici. Nessun accordo sull’applicazione della legge Severino, è arrivato il momento di cancellare per sempre l’anomalia, di voltare pagina, di cambiare l’Italia.