Il torbido intruglio

La pubblicazione della sentenza è stata per il “condannato” come una secchiata d’acqua fredda in faccia. Gli “affiliati” hanno fatto del loro meglio per organizzare un fuoco di sbarramento attorno al leader, ma cancellare quelle parole sarà difficile.

Parole inequivocabili.Le risultanze processuali dimostrano la pacifica e diretta riferibilità a Berlusconi dell’ideazione, creazione e sviluppo del sistema che consentiva la disponibilità di denaro separato da Fininvest e occulto, cioè di quel meccanismo delle società facenti capo a lui“.

Parole rivelatrici. “Mediaset trattava gli acquisti mediante suoi uomini di fiducia, direttamente con le Major USA linearià commerciale e fiscale avrebbe dovuto comportare che quegli acquisti le venissero fatturati. Invece le fatture che la società usava a fini di dichiarazione fiscale le erano rilasciate da altro soggetto (la  IMS), all’uopo costituita all’estero. L’importo dei costi indicato in tali fatture non era commisurato al prezzo d’origine, bensì enormemente maggiorato in esito ai passaggi intermedi, privi di ragion d’essere commerciale“.

Parole dure come sassi. I personaggi chiave del grande imbroglio sono restati al loro posto anche dopo il 1994, “anche dopo la dimissione dalle cariche sociali da parte di Berlusconi e hanno continuato ad avere diretti contatti con lui. Quindi la mancanza in capo a Berlusconi di poteri gestori e di posizione di garanzia nella società non è dato ostativo al riconoscimento della sua responsabilità”.

La sentenza peserà sui lavori della Giunta che dovrà decidere la decadenza del condannato. La sentenza preclude la possibilità per B. di ricorrere alla Corte europea perché contiene una congrua interpretazione anche i relazione ai “testi negati” e al legittimo impedimento.

Sarà tuttavia difficile che la sentenza possa incrinare agli occhi dell’elettorato di centrodestra la credibilità di B., perché la “storiella” dell’eliminazione per via giudiziaria dell’avversario politico continua a fare presa su milioni di italiani. Allora forse il problema non sta solo nell’abilità comunicativa di B., nella sua innegabile capacità mediatica, ma sta nel Paese, nella cultura del “sospetto”, nel trionfo del menefreghismo, nella evaporazione delle coscienze.

Gli italiani (o meglio “molti di loro”) continuano ad essere un intruglio torbido, un aggregato disordinato di piccoli interessi egoistici, un coacervo di consapevolezze incomplete, un calderone di culture informi, un intreccio di storie rimosse.

Per cambiare l’Italia ci vorrà tempo, ma la cacciata di B. dal Parlamento e la dissoluzione del suo partito di adepti ne è condizione imprenscindibile.