Come nasce un insulto

Ieri alla Camera c’è stato un gran putiferio dopo l’approvazione, il seconda lettura, del ddl istituente la commissione dei 42 per la riforma della Costituzione. Insomma nell’aula sono volati gli “stracci”. Non è la prima e non sarà l’ultima volta. Purtroppo il rispetto delle istituzioni in Italia è un optional. Condivido le ragioni della protesta inscenata dal M5S, ma ne respingo i modi. In questo momento non abbiamo bisogno di una riforma costituzionale, ma di una buona legge elettorale. Tuttavia in Parlamento si discute e si vota. Non si può sostenerne la centralità e poi trasformarlo in un bivacco di lanzichenecchi.

La bagarre può considerarsi l’ennesima dimostrazione dell’atteggiamento grillino nei confronti del Pd. Ovviamente mi riferisco all’atteggiamento ufficiale, quello approvato da Grillo e Casaleggio. Il vero nemico politico del M5S non è il Pdl, né tanto meno il suo padrone, ma proprio il Pd. E i “mal di pancia” dei “dissidenti” non c’entrano nulla con l’acredine esternata quotidianamente. Si tratta proprio di un segno distintivo, di un’impronta genetica dei grillini doc.

Alessandro Di Battista, intervenendo dopo il voto, ha affermato: “Fino ad oggi avevamo detto che Pd e Pdl sono la stessa cosa. Non è vero! Il Pd è peggio del Pdl“, “Non offenda“, lo ha interrotto la Presidente della Camera. Sordo al richiamo Di Battista ha aggiunto: “Prima sbattete fuori dalle istituzioni i ladri”. “Basta, lei non può usare toni offensivi, il rispetto delle regole passa anche da questo, non continuiamo a provocare per favore”, è sbottata Laura Boldrini.

Nell’atmosfera surreale dell’emiciclo, Laura Boldrini ha inconsapevolmente sancito la nascita di un nuovo insulto politico. Da ieri, infatti, dire che un partito è “peggio del Pdl” è una offesa. La successione degli accadimenti, in particolare il botta e risposta tra Di Battista e la Presidente della Camera (“Il Pd è peggio del Pdl“, “Non offenda“) lo ha stabilito senza alcun ombra di dubbio.

Viene da chiedersi se possa lo stesso considerarsi insultante apostrofare qualcuno con un “Sei proprio del Pdl”. O con un: “Ma che per caso ti sei iscritto al Pdl?”. O peggio con un laconico: “Ma và nel Pdl!”. A ben pensarci, applicando la proprietà transitiva, l’offesa più nefanda potrebbe essere quella di tacciare il malcapitato con un sonoro: “Sei proprio un figlio di B.”. Credo che il dubbio resterà fin quando la Cassazione non si pronuncerà con sentenza definitiva.