L’attesa

Il condannato dorme poco. Si alza a notte fonda, si siede sul divano e guarda la televisione, solitamente televendite. Tiene in braccio Dudù. Cane fortunato Dudù, se non altro perché può pisciare dove vuole. B. è stato sorpreso varie volte a sussurrargli frasi incomprensibili e qualcuno sospetta sia in procinto di lasciargli il suo scranno di senatore a Palazzo Madama.

Non sarebbe poi così strano. Già in Anni senza fine, il capolavoro di Clifford D. Simak, la razza canina raggiunge il vertice della scala evolutiva, dopo che gli umani hanno scelto di abbandonare la Terra. Per non parlare poi di Caligola, che aveva espresso l’intenzione di nominare senatore Incitatus, un suo cavallo, per manifestare disprezzo nei riguardi del Senato. Dopo aver votato leggi ad personam, dopo aver sancito l’illustre (oltre che falsa) parentela di Ruby, dopo aver salvato parlamentari accusati di appartenere ad organizzazioni criminali, gli affiliati di B. potrebbero votare qualsiasi cosa.

Durante il giorno il condannato riceve i tre “Savi di Arcore” (Fedele Confalonieri, Ennio Doris e Gianni Letta), pochi altri fedelissimi e i figli. Ormai non esce più da villa San Martino. Attende. Mercoledì dovrebbe esserci il voto in Giunta sulla relazione Augello, poi la prevedibile nomina di un altro relatore, poi un nuovo voto. Infine si passerà all’aula, dove i senatori della Repubblica voteranno a scrutinio segreto.

Proprio il voto a scrutinio segreto sembra suscitare preoccupazioni. “Potrebbe riservare sorprese“, avverte qualcuno. Anche se il paragone tra i due è un abuso, mai uomini furono più diversi, resta il fatto che il 29 aprile 1993 la Camera respinse la richiesta di autorizzazione a procedere nei confronti di Bettino Craxi proprio con voto segreto. Da allora l‘incubo dei “franchi tiratori” si è tutt’altro che dissolto e alla fine i senatori potrebbero di nuovo anteporre i loro personalissimi crucci alle indicazioni concordate nei gruppi. I 101 grandi elettori che il 19 Aprile 2013 affossarono Romano Prodi, sono ancora tutti là. Allora un gran numero di deputati e senatori del Pd, non si fece scrupolo di affossare nel segreto dell’urna il candidato deciso all’unanimità la notte precedente, con voto palese.

Così come il 19 Aprile i 101 (in verità più di 120) cambiarono la linea politica del Pd e aprirono la strada alle “larghe intese”, quando sarà, un certo numero di senatori potrebbe decidere di salvare B. e non farlo decadere per lo stesso motivo, ovvero salvare il Governo e allontanare lo spettro delle elezioni anticipate.

La remota possibilità non consola il condannato. Il suo orizzonte degli eventi è denso di tempeste in arrivo. Anche se B. si dimettesse prima del voto in aula, anche se iniziasse a scontare la pena e dimostrasse “ravvedimento”, anche se chiedesse la “grazia”, ammettendo quindi la colpa, potrebbe non bastare. Chi gioca d’azzardo deve sapere quando “ritirarsi”, altrimenti rischia di perdere tutto. Per B. il tempo dell’abbandono è passato da un pezzo.

Da tre giorni il Fatto Quotidiano rimbalza la notizia dell’esistenza di un memoriale, redatto da Valter Lavitola, sulla compravendita del senatore Sergio De Gregorio (reo confesso), nel quale l’ex direttore di quel presunto “quotidiano”, pomposamente chiamato Avanti!, si difende e “interpreta” i fatti che gli vengono contestati.

Già condannato per truffa e bancarotta fraudolenta in relazione all’illecita gestione dei finanziamenti pubblici destinati proprio al quotidiano L’Avanti!, e per una tentata estorsione (5 milioni) ai danni di Silvio Berlusconi, l’ex editore e direttore deve avere il “dente avvelenato”. Magari i solerti difensori del recluso di Arcore potrebbero tentare di minarne la credibilità, ma se le sue “interpretazioni” trovassero conferme, per B. si metterebbe proprio male e il rischio di diventare pluri-condannato potrebbe avverarsi.

Ieri Pierferdinando Casini, esaltato dall’idea di poter banchettare sui resti del Pdl, e magari anche su quelli di Forza Italia, ha benevolmente citato Barbara Berlusconi. “La storia imprenditoriale e politica di mio padre non può essere liquidata come quella di un criminale“, aveva dichiarato qualche giorno fa la giovane B. Pur comprendendo l’amor filiale resta il fatto che considerarsi al di fuori della “legalità” in uno stato di diritto può avere delle conseguenze sgradevoli. E la storia personale e politica, quand’anche fosse limpida, non basterebbe a cancellare i reali eventualmente commessi.

Quindi? Quindi non resta che l’ultima ratio. La fuga.