Punto e a capo

disegno di Fulvio Ichestre
disegno di Fulvio Ichestre

Una cosa è certa! La “pacificazione politica” in Italia non è mai iniziata e mai sarà possibile finché la destra resterà nelle mani di un individuo che sull’odio dell’avversario ha costruito l’asse portante del suo partito.

B. odia la sinistra da sempre perché non sopporta il principio basilare della convivenza civile, ovvero il controllo della legalità. Tutto il resto, a cominciare dalla presunta vocazione del Pd ad aumentare le tasse e a mettere le mani sui gruzzoletti degli italiani, è un corollario, uno spauracchio mediatico per accaparrarsi i voti dell’elettorato di centro destra. Il problema centrale di B. è sempre stato lo stesso: attaccare i poteri dello Stato che non ha avuto la possibilità di controllare, ovvero il Parlamento e la Magistratura.

La Costituzione, pensata dai padri fondatori della Repubblica, per rendere impossibile ad individui senza scrupoli di sottrarsi al controllo di legalità, di prendere il potere senza rispettarne i limiti, gli ha impedito di portare a termine il suo tragico disegno.

Dopo venti anni è emersa – senza più dubbi – la vera ragione che ha spinto B. a scendere in campo nel 1994, ovvero evitare le conseguenze dei suoi comportamenti illegali. Purtroppo l’evidenza sembra non essere sufficiente, perché milioni di italiani continuano, pur di non rischiare il cambiamento, ad accettare le menzogne di un pregiudicato, pur sapendo che di menzogne si tratta.

Ne abbiamo già scritto su questo blog e altrove. Le motivazioni del consenso a B. non sono solo culturali, non dipendono solo dal conservatorismo degli italiani. Tutto sarebbe diverso se il Pd avesse avuto la capacità di contrastare la destra con un progetto credibile. Ma questa è un’altra storia.

Appurato che la “pacificazione” non è possibile, non resta che cercare di limitare i danni. Tre sono i punti fondamentali. Occorre approvare la legge di stabilità in grado di rispondere all’emergenza primaria del Paese, ovvero il lavoro. Occorre una nuova legge elettorale. Occorre portare a termine la decadenza di B. da senatore.

Ora che le “larghe intese” hanno rivelato l’assurdità del tentativo, perché non si può barattare la governabilità con la negazione dello Stato di diritto, il Presidente ha accolto la richiesta di Enrico Letta. Il Governo non è dimissionario, ma andrà in Parlamento a verificare se esiste una maggioranza. È il principio stesso della democrazia parlamentare ad imporlo e Giorgio Napolitano ne sarà, ancora una volta il garante.

Comunicato della Presidenza della Repubblica:

Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha ricevuto questa sera al Quirinale il Presidente del Consiglio dei ministri on. Enrico Letta, accompagnato dal Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio Filippo Patroni Griffi.

E’ stata attentamente esaminata la situazione che si è venuta a creare a seguito delle dichiarazioni del Presidente Berlusconi e delle dimissioni rassegnate dai ministri del PdL in adesione a quell’invito.

Il succedersi nella giornata odierna di dichiarazioni pubbliche politicamente significative dei ministri dimissionari, di vari esponenti del PdL e dello stesso Presidente Berlusconi ha determinato un clima di evidente incertezza circa gli effettivi possibili sviluppi della situazione politica. Da ciò il Presidente del Consiglio ha tratto, d’intesa con il Presidente della Repubblica, la decisione di illustrare in Parlamento – che è la sede propria di ogni risolutivo chiarimento – le proprie valutazioni sull’accaduto e sul da farsi.

Il Presidente del Consiglio concorderà la data dei dibattiti con i Presidenti delle Camere.
Roma, 29 settembre 2013