I moduli di Matteo

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disegno di Fulvio Ichestre

L’ultima metafora politica di Matteo (Renzi) coinvolge una categoria non particolarmente amata dall’Italia calcistica, quella degli arbitri. “Cosa ha imparato dall’arbitraggio?”, gli chiede Massimo Gramellini nell’ultima intervista rilasciata a La Stampa, e lui pronto risponde: A decidere senza rinviare“. Non c’è dubbio che il messaggio del pronto decisore è passato forte e chiaro alle genti della penisola. Matteo è uno che decide sul momento, così come fanno gli arbitri. Ma ai solerti direttori di gara capita talvolta di sbagliare, magari in buonafede, e alla lunga finiscono per risultare “antipatici”, tanto per usare l’eufemismo più garbato che mi viene in mente.

Matteo (Renzi) dovrebbe evitare di usare metafore a doppio taglio, soprattutto quelle che, alla lunga, possono evocare una percezione negativa. Sì, perché il suo problema è proprio il tempo. A sentirlo parlare sembra pronto da sempre a salire sul Colle per ritirare dal Presidente il mandato di salvare l’Italia. Però, nel frattempo, quel mandato l’ha ricevuto qualcun altro e, prima che tocchi a lui, passerà del tempo. “Se Enrico dura dieci anni, farò dell’altro. Tanto fra dieci anni avrò l’età che lui ha adesso“, spiega, sempre a Gramellini, con un pizzico di arroganza, quella che ci vuole sempre perché agli italiani il leader piace “saporito”.

Matteo (Renzi) è un convinto assertore del sistema bipolare, ma il suo modulo prediletto, tanto per restare nel mondo del calcio, è il 4-5-1. Insomma pensa di vincere sfondando al centro. Ora però lo scenario è cambiato e l’obiettivo più a portata di mano è quello di segretario del Pd. Così Matteo è stato costretto a cambiare modulo. Al momento gioca con un aggressivo 4-3-3. Insomma, se vuole stravincere le primarie di dicembre deve poter contare sugli elettori di “sinistra”.  “Renzi si butta a sinistra per conquistare il partito, poi tornerà alla sua linea liberale“, avverte Paolo Gentiloni.

Per me c’è qualcosa di stonato in tutto questo. Ci sono cose che non si possono “modulare” a seconda del momento, o dell’obiettivo da raggiungere. Penso alla Giustizia (intesa in senso aristotelico), alla Solidarietà, all’Uguaglianza, all’Equità. Penso che il Paese ha bisogno di Unità e di Speranza. Altrimenti vincerà ancora una volta l’Odio. E l’omino pronto ad incarnarlo è già là. Un tempo faceva il comico, ora aizza le piazze e la rete con risate sardoniche e battute grottesche.