Semplificare non basta!

Dario Nardella, uno degli uomini più vicini a Matteo Renzi, intervendo a Radio1, ha rilasciato alcune dichiarazioni sul lavoro e sulla riforma della giustizia, nell’intento di chiarire cosa significa per lui appartenere ad una “sinistra moderna”.

Come ha detto ieri Renzi, la sinistra che conserva e non vuole cambiare si chiama destra. Noi siamo dell’idea che il tema della riforma del lavoro va completato. Questa idea di vecchia sinistra per cui i lavoratori vanno sempre bene, sempre difesi anche quando sono assenteisti, anche quando sono inefficienti va cambiata. Combattere tutto questo non è di destra, volere la riforma della pubblica amministrazione è un tema di una sinistra moderna, cosi come lo è poter parlare liberamente della riforma della giustizia“.

Aveva scritto Pietro Ingrao qualche giorno prima della Leopolda, rivolgendosi ai ragazzi scesi in piazza il 19 ottobre:

Ragazzi non bastano i cortei, non basta la vostra meravigliosa passione per battere le guerre, l’ingiustizia, il bisogno. Serve la politica per vincere. La politica che incida nel potere. Un corteo bello e ardente non è ancora politico. Quali sono le vostre armi? Non le vedete? Ci sono! Sono in quel libretto che i vostri padri chiamarono Costituzione, dopo aver conquistato il diritto a scriverlo con la Resistenza. (…) La vostra pacifica passione deve portare i suoi argomenti e la sua forza non solo nelle piazze, ma negli stati e nei luoghi del potere. E’ un obiettivo ambiziosissimo che dovete darvi: costruire un potere di pace . Nessuno c’è finora riuscito: il potere è sempre armato, è sempre stato in guerra. Noi abbiamo perso, nel volerlo costruire, imparate da noi, dalle nostre sconfitte. Voi potete farcela. Auguri per il vostro lungo viaggio“. 

Quasi una sorta di testamento politico quello di Ingrao, di fronte al quale il pensiero di Renzi, ridotto a bignamino da Nardella, stride fortemente. Certo, avendo dovuto sintetizzare al massimo, Dario Nardella non ha potuto tenere conto delle tante sfumature necessarie ad esprimere compiutamente tematiche complesse quali il “lavoro”, o la “giustizia”. Forse l’appunto vero che va fatto a Nardella è che certe questioni non si possono liquidare con qualche battuta. Senza dubbio esiste inefficienza e assenteismo, ma i fenomeni sono circoscritti ad alcuni settori ed anche facilmente identificabili. Se si vuole colpire l’assenteismo lo si può fare benissimo, senza mettere in discussione l’intero sistema dei diritti di chi lavora.

La mia impressione è che Matteo Renzi, pur toccando problematiche importanti, addirittura cruciali, alle quali la sinistra deve saper dare delle risposte se vuole avere un futuro, abbia la tendenza a semplificare troppo, a ridurre a slogan anche questioni molto articolate e delicate, ad utilizzare facili esempi, o battute ad effetto anche quando occorre precisione ed esattezza. La necessità di sfruttare al massimo gli strumenti del marketing nella comunicazione politica è comprensibile, addirittura indispensabile nell’era mediatica, tuttavia qualche dubbio resta, perché la “semplificazione” finisce per scremare, togliere pezzi, anche quando, invece, ci sarebbe bisogno di raccogliere quel che è andato disperso.