Il maledetto porcellum

Molto probabilmente, il 3 dicembre, la Corte costituzionale dichiarerà incostituzionale la legge elettorale con la quale abbiamo votato negli ultimi anni: il maledetto Porcellum. Nel frattempo la Commissione Affari costituzionali del Senato è bloccata attorno ad una ipotesi di lavoro, “concordata” al momento della sua istituzione, che prevede un rimaneggiamento della legge Calderoli.

In sintesi si intenderebbe attribuire il premio di maggioranza solo alla coalizione che dovesse raggiungere il 40% dei voti. Ma se questa percentuale non fosse raggiunta che accadrebbe? Il Pdl sembra orientato ad una mera attribuzione proporzionale dei seggi, mentre il Pd propende per il ballottaggio nazionale tra le prime due coalizioni.

Nel Pd qualcuno ha voluto paragonare il “ballottaggio” tra coalizioni a quello previsto dalla legge elettorale dei Comuni, sottacendo però sul fatto che quella legge prevede l’elezione diretta del sindaco, che a livello nazionale non c’è.

In ogni caso la soglia per il premio di maggioranza e il ballottaggio tra coalizioni lascerebbero invariato l’aspetto più insopportabile del Porcellum, ovvero la mancanza di un legame tra l’eletto e il territorio. Insomma se passasse l’ipotesi del rimaneggiamento i candidati continuerebbero ad essere decisi nelle segreterie dei partiti e il confronto politico resterebbe limitato a pochissimi leader.

Il futuro governo del Paese deve poter nascere da una competizione diretta tra forze politiche diverse e tra i loro candidati, sia a livello nazionale che a livello locale. La strada è una sola: l’uninominale.