Sul carro degli sconfitti

disegno di Fulvio Ichestre
disegno di Fulvio Ichestre

Ho conosciuto Giuliano Ferrara nel 1989. Da quattro anni era divenuto paladino di Bettino Craxi e si prodigava per essere eletto al Parlamento Europeo. E riuscì nell’impresa di salire su quell’ultimo tram socialista per Bruxelles. Il successivo, almeno per il PSI, non partì proprio.

A quei tempi l’Elefantino inneggiava ancora all’Onda Lunga (la crescita elettorale dei socialisti che non c’è mai stata), e si era trasferito da mamma RAI (l’approdo di figli e figliocci della nomenclatura politica) a Canale 5, come conduttore di Radio Londra. In verità, qualche anno prima, era trionfalmente entrato nella redazione di Reporter, giornale d’inchiesta di area socialista diretto dai due ex-leader di Lotta ContinuaAdriano Sofri e Enrico Deaglio.

Il 12 dicembre, sul Foglio, ha scritto un editoriale dal titolo particolarmente evocativo: “Sul carro degli sconfitti”. Fulvio Ichestre, collaboratore a tempo perso di È la politica, bellezza, ne ha scritto qui, sostenendo che Ferrara avrebbe racchiuso nell’editoriale:

cose che dicono meglio di quanto potrei fare io ciò che sta nell’angolo riflessivo del mio cervello.

Francamente “l’angolo riflessivo” del mio cervello pensa altre cose. Giuliano Ferrara ha una innata capacità camaleontica, oltre che un notevole controllo della scrittura. Personalmente dubito che le “verità” contenute nei suoi editoriali coincidano con quelle interiori, nascoste e oscure. 

Ad ogni modo eccone una sintesi e, come si usa dire, ai posteri l’ardua sentenza. Anche se sono portato a credere che i “posteri” se ne fotteranno di tutte le nostre chiacchiere.

Non sul carro del vincitore, su quello degli sconfitti (…) Non deriva dalla dalla vittoria di Renzi quanto dalla sconfitta della classe dirigente, noi compresi, che in questi vent’anni ha cercato di chiudere il conto con il passato senza riuscirci (…). Bisognava voltare pagina, ma la nostra cultura politica ce lo ha impedito, niente da fare. E allora un po’ d’improvvisazione, anche un po’ d’ignoranza dotta e inesperienza legate ai trent’anni (quasi la media della nuova segreteria del PD di Matteo) possono giovare rendersi utili a fare ciò che non si è fatto (…). Cocciuti come siamo, ci teniamo strette idee e pregiudizi e il nostro senso della storia,che notoriamente poi non ha senso, ma un anticipo di simpatia a una fase di volitiva e volatile nuova politica è strettamente necessario. No malmostosi.