Il segretario, la questione etica e la legge elettorale

La proposta di legge elettorale portata da Matteo Renzi in direzione è cambiata ancora, rispetto alle prime indiscrezioni, quelle successive all’incontro #renziberlusconi.

Ora è spuntato un doppio turno “eventuale”! In estrema sintesi, nel caso in cui nessuna coalizione raggiunga la soglia del 35% dei consensi, quella che dovrebbe consentire di ottenere il premio di maggioranza del 15%, si tornerà a votare quindici giorni.

Restano le liste bloccate e, almeno per ora, Renzi sembra deciso a difenderle ad ogni costo. Sul doppio turno e sulla questione delle “preferenze” torneremo a scriverne molto presto. A mio avviso il doppio turno va bene, perché consente l’assegnazione del premio di maggioranza attraverso il voto (gli elettori al secondo turno saranno consapevoli di andare a votare per quello), le liste bloccate invece rischiano di essere un boomerang, perché delegano la scelta dei candidati ai partiti e non agli elettori.

Nel frattempo imperversano critiche e polemiche. Dentro e fuori dal Pd si accusa Renzi di aver violato la sacralità del Nazareno (sede del Pd), di aver stretto un accordo con un pregiudicato, insomma di essere sceso a patti con il diavolo.

Trovo a dir poco ridicole le critiche provenienti da chi con il Cavaliere ha governato e l’argomento etico, secondo il quale non si deve più parlare con B. dopo la condanna definitiva, appare strumentale perché la sinistra ha dialogato con lui, ben consapevole dei suoi problemi  giudiziari e del conflitto d’interesse, per 20 anni.

La posizione di Beppe Grillo è altrettanto strumentale perché il leader del M5S non vuole alcuna riforma, ritenendo più conveniente per lui andare a votare con il proporzionale puro ristabilito dalla sentenza della Consulta.

Diverso è il discorso sull’aver “rimesso in gioco” B., l’altra accusa rivolta a Matteo Renzi. Qui va fatta una precisazione. Si confonde nei vari commenti il “rimettere in gioco” con il “rilegittimare”. Sono due cose molto diverse perché la legittimazione a B. gliela dà il suo movimento politico. Finché Forza Italia (ieri era il Pdl) prenderà voti consistenti, B. potrà sostenere di avere un ruolo politico in questo Paese. L’incontro al Nazareno lo ha “rimesso in gioco”, sottraendolo dal bordo campo nel quale Enrico Letta, con la complicità di Angelino Alfano, lo aveva sospinto.

La strategia del segretario del Pd è chiara: sbloccare la riforma della legge elettorale, abolire il Senato, realizzare una consistente riordino nel mondo del “lavoro” per sostenere l’occupazione e quindi portare il Paese al voto entro il 2015.

È una strategia legittima, ma pericolosa perché B. approfitterà senza alcuna esitazione del ruolo di statista “certificato” da Matteo Renzi, l’uomo che al momento è al centro della politica italiana.