E Cuperlo se ne va…

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disegno di Fulvio Ichestre

Relativamente alla legge elettorale mi sento di condividere l’analisi fatta da Michele Ainis sul Corriere della Sera di oggi:

C’è un confine, una frontiera impercettibile, dove la quantità diventa qualità. Vale per il premio di maggioranza, perché il 40% dei consensi sarebbe di gran lunga più accettabile rispetto al 35%. E vale per le liste bloccate, che si sbloccherebbero aumentando i 120 collegi elettorali. In caso contrario, il prestigiatore rischia di trasformarsi in un illusionista. Ma gli sarà difficile illudere di nuovo la Consulta, oltre che gli italiani.

A chi continua a fasciarsi la testa e grida all’inciucio con il pregiudicato rispondo che la situazione è più complessa e ridurla ad un accordo sulla legge elettorale e sulle modifiche al Titolo V della Costituzione, siglato nelle segrete stanze è riduttivo. La migliore analisi che ho letto l’ha fatta Paolo Biondi per la Reuters:

In realtà l’accordo con il Cavaliere è stato politico e non tecnico su una specifica legge. Assumendo Berlusconi come interlocutore Renzi non l’ha legittimato, come è stato scritto dai più, poiché la legittimazione a Berlusconi, aldilà dei guai giudiziari, gliela dà il suo movimento politico esattamente come avviene per Beppe Grillo, estraneo al Parlamento e non candidabile in conseguenza di guai giudiziari. In sostanza Renzi ha permesso a Berlusconi di uscire da quella irrilevanza sullo scacchiere della trattativa fra i vari partiti nella quale l’aveva confinato la sua scelta di darla vinta ai falchi interni e permettendo la scissione alfaniana.

L’avevo scritto ieri, poco prima dell’inizio della direzione del Pd, qui.

C’è infine un episodio da decifrare. Ieri Gianni Cuperlo ha criticato con molta durezza proposta di legge elettorale:

Proposta non convincente, che non garantisce né agli elettori il diritto di scegliere i loro rappresentanti, nè una sicura governabilità.

La risposta del segretario è stata altrettanto dura:

Avrei voluto sentirti parlare di preferenze quando vi siete candidati senza fare le primarie non è accettabile aprire il tema della preferenza in modo strumentale adesso, non lo accetto.

Quindi ha offerto a Cuperlo la replica, ma il Presidente del Pd è uscito dalla sala. Qualcuno ha riportato di averlo visto andarsene in lacrime.

Tralasciando il “merito” della critica sollevata da Cuperlo e sorvolando sull’intento polemico, tutto rivolto ad ottenere il massimo in termini di comunicazione, della risposta di Matteo Renzi, resta una questione di fondo. Il Pd è diventato, nonostante le “parlamentarie”, un partito di cooptati. E purtroppo resta tale.

Fabrizio Barca aveva posto correttamente il problema, insieme a quello della partecipazione degli iscritti alle decisioni politiche, ma al momento sembra tagliato fuori dal dibattito in corso, ancora troppo frammentato e feroce per lasciare spazio a riflessioni sul partito cognitivo. Però è da lì che occorrerà ripartire, a meno che non ci si voglia accontentare di essere una stampella, utile per gli osanna congressuali, da riporre nell’armadio quando poi c’è da decidere sui temi fondamentali.

Mi dicono che Gianni Cuperlo sia sul punto di dimettersi dal ruolo super partes di Presidente del partito. Anzi dovrebbe formalizzare a momenti! Se dovesse davvero dimettersi commetterebbe un errore madornale e se ne andrebbe senza aver contribuito a cambiare il Pd, a renderlo un corpo vivo, capace di esprimere – insieme alla progettualità – anche gli uomini in grado di concretizzarla.