E il trentunesimo giorno Letta parlò!

E il trentunesimo giorno, dopo aver osservato un lungo silenzio, Enrico Letta, ospite di “Otto e mezzo” su La7 parlò.

Parlo, agisco, faccio ciò che è necessario nel mio ruolo. Oggi questo è il mio ruolo e devo fare le cose, devo interpretare il mio ruolo in un momento in cui gli italiani faticano molto e credo che ci sia bisogno di una politica che affronti il merito delle questioni con la dovuta attenzione.

Ognuno ha il suo carattere e, come ormai gli italiani hanno capito, io e Matteo siamo molto diversi. Lui ha una grande forza nell’interpretare il suo ruolo e io penso possa essere indirizzata in positivo, perché il Paese non ha bisogno di diatribe.

Sono troppo determinato a mantenere il ruolo di chi cerca una soluzione alle cose concrete, non possiamo permetterci il lusso di dividerci. Ho sentito l’intervista di Renzi al Tg3, che va nella stessa direzione. Ognuno fa la sua parte.

La situazione è ancora complicata, ma dei passi avanti li abbiamo fatti. Avessi la possibilità di stampare soldi lo farei, ma non è così, e la vera fatica è quella, poi la dialettica politica è normale.

Stiamo ai fatti. L’Italia era in crisi, pesantemente. Oggi non è più così. Si è fermata la recessione ed è cominciata la crescita nel terzo trimestre; per la prima volta è ripartito il fatturato industriale e per la prima volta, dopo due anni, il debito è sceso. Si possono fare tanti discorsi. Ma questi tre dati dicono che la strada per uscire dalla crisi la si è imboccata.

Senza Berlusconi nella maggioranza di governo ci sono delle cose che oggi si possono fare e prima no. Per me è ora di fare la legge sul conflitto di interessi. E’ tanto tempo che gli italiani la aspettano.

Ieri sera, mentre ascoltavo l’intervista della Gruber ad Enrico Letta, ho preso qualche appunto.

In primo luogo mi ha colpito l’uso intensivo del termine “ruolo”. Come se ci tenesse a marcare la distanza tra il suo e quello del segretario del Pd. In questo decisamente ricambiato da Matteo Renzi che, della sua estraneità con l’esecutivo, ne ha fatto cavallo di battaglia.

Il secondo elemento è passato attraverso l’autodifesa del “ruolo”. E fin qui nulla di nuovo! Tutti i presidenti del Consiglio in carica difendono il proprio operato! Quello rivendicato da Enrico Letta è più politico che “pratico”. Pochi i numeri sciorinati, ma tenace la rivendicazione di aver posto B. “fuori campo”. Non ci vuole un esperto di comunicazione per rilevare una critica all’incontro #renziberlusconi.

Infine il richiamo ai “fatti”, contrapposto ai “tanti discorsi” che si possono fare. Anche qui una “critica” indiretta, ma facilmente percepibile, rivolta al segretario del Pd.

L’ho già scritto, lo ripeto. Se Enrico Letta vuole avere una chance di restare alla guida dell’esecutivo deve “puntare”, ed iniziare ad affrontare concretamente, le grandi questioni irrisolte del Paese. Insomma deve “volare alto” e. “cambiare passo”. La pacatezza dello stile non paga se non viene accompagnata da una visione ampia, autorevole e di lungo termine. Obiettivo non facile viste le continue fibrillazioni interne ed esterne alla maggioranza. Ma è l’unica strada!