Il ministro che vuole usare il modello delle coop per creare lavoro

Le priorità per il prossimo ministro dell’Economia, chiunque sia, dovrebbero essere tre. Tre priorità che non hanno colore ma che sarebbero fondamentali per far ripartire il tessuto produttivo italiano.  Pagamento immediato dei debiti delle pubbliche amministrazioni alle imprese ormai allo stremo; allentamento del patto di stabilità interno; adozione di un piano di politica monetaria che vincoli la provvista Bce ad un impiego di queste risorse per le esigenze di credito e liquidità delle imprese, in particolare delle Pmi e delle cooperative

Le tutele vanno accresciute a tutti i livelli, ma alcune delle attuali norme scoraggiano la crescita delle imprese più piccole e penalizzano quelle più grandi, finendo per non fare un favore ai dipendenti di nessuna delle due. In alcuni casi servirebbe più flessibilità, ma ciò non significa minori tutele, solo la possibilità di poterle estendere a tutti più gradualmente, per accompagnare crescita aziendale e individuale agevolandole, proprio come accade nelle coop. La parte più rilevante degli aumenti salariali dovrebbe venire dagli accordi aziendali e territoriali incardinati sul parametro della produttività, firmati seguendo criteri di rappresentanza reale: a patto di riuscire a estendere contrattazione e diritti a tutti i lavoratori, atipici compresi. Anche nel loro caso i contratti sono troppi