Assemblea Pd del Lazio: dietro la rissa il nulla

L’assemblea del Pd del Lazio, convocata per ufficializzare l’elezione di Fabio Melilli a segretario regionale del partito, si è trasformata in una bagarre con risvolti al limite del tragico, visto che un delegato ha avuto un malore ed è finito in ospedale.

La scintilla si è accesa dopo la proclamazione di Fabio Melilli, quando si è capito che la maggioranza del partito avrebbe eletto presidente una tal Liliana Mannocchi (sembrerebbe avere tra le sue qualità quella di essere sponsorizzata da Marco Di Stefano, un deputato vicino a Enrico Letta).

Al “posto” di presidente puntava anche la renziana Lorenza Bonaccorsi, uscita sconfitta da Melilli al congresso. I suoi 62 delegati hanno inutilmente tentato di bloccare le votazioni, contestando l’estraneità della Mannocchi all’assemblea (non era nemmeno delegata). A quel punto la sala del centro congressi della Cgil si è trasformata in un’arena, tra urla e spintoni.

Secondo Fabrizio Roncone de Il Corriere della Sera, l’elezione della “non delegata” vicina a Marco Di Stefano sarebbe stata sponsorizzata da Goffredo Bettini, per sancire un’alleanza in vista della sua candidatura alle prossime elezioni europee.

A me piacerebbe sapere da quali “fonti” Roncone ha tratto il suo retroscena, perché – come ha commentato Bettini – “È una ignobile falsità!“. Già dall’elezione di Fabio Melilli si sarebbe potuto immaginare che non c’era nessuna volontà di trovare una soluzione unitaria. L’assemblea lo ha eletto segretario con il voto di 116 delegati, contro i 62 di Lorenza Bonaccorsi e i 22 di Marco Guglielmo. Insomma, ognuno era rimasto sulle proprie posizioni.

La verità è più amara e da anni Goffredo Bettini la va raccontando. Il Pd del Lazio (purtroppo non solo nel Lazio) è ormai una stratificazione di componenti prive di qualsiasi legittimazione politica, grovigli inestricabili di potere locale e di interessi personali, dove contano i “posti” e la “fedeltà” a questo o quel parlamentare. Cordate di cooptati finalizzate all’occupazione di incarichi. Se si vuole trovare il retroscena di quanto è accaduto sabato 15 marzo nell’assemblea regionale del partito è là dentro che occorre cercare.

Se, invece, si volesse davvero metterci una pezza, allora si dovrebbe “rottamare” il gruppo dirigente del Pd del Lazio, ormai un corpo separato dalla società civile.