Sostituzione di Chiti e Mineo nella commissione Affari costituzionali. Che c’entra il vincolo di mandato?

L’articolo 67 della Costituzione:

Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato.

non ha alcuna relazione con il Regolamento del Senato e con il Regolamento della Camera. Il particolare l’art. 21 del Regolamento del Senato recita:

Ciascun Gruppo, entro cinque giorni dalla propria costituzione, procede, dandone comunicazione alla Presidenza del Senato, alla designazione dei propri rappresentanti nelle singole Commissioni permanenti di cui all’articolo 22, in ragione di uno ogni tredici iscritti, fatto salvo quanto previsto al comma 4-bis.

Dal testo emerge che nelle Commissioni il parlamentare nominato “rappresenta la volontà politica del Gruppo.

La “rappresentanza”, senza vincolo di mandato, è esercitata, invece, dal parlamentare in Aula, con la “dichiarazione” e con il “voto”. Insomma si tratta di “funzioni” diverse, tant’è che i membri delle Commissioni sono revocabili (tranne che per il Presidente). La logica è facilmente intuibile e chiaramente espressa: i Gruppi che appoggiano il Governo devono poter contare sulla maggioranza nelle diverse Commissioni, altrimenti sarebbe impossibile convertire in leggi i decreti governativi.

In relazione alla sostituzione dei senatori Vannino Chiti e Corradino Mineo nella commissione Affari costituzionali, si è sostenuto che si tratterebbe di una forzatura per l’argomento in discussione, ovvero la riforma del Senato. In realtà non c’è stata alcuna forzatura perché non è stato impedito ai due senatori del Pd di esprimere la loro posizione con il voto in Aula, che resta decisivo e sovrano.

Insomma, i membri dei Gruppi che appoggiano il Governo devono poter lavorare nella commissione Affari costituzionali secondo la prospettiva che è prevalsa nel Pd, dove la stragrande maggioranza non vuole il Senato elettivo, così come non lo vuole la stragrande maggioranza degli eletti del gruppo Pd al Senato. Per quale motivo, allora, il Pd dovrebbe essere rappresentato nella Commissione da due membri in dissenso che sono per il Senato elettivo?

Quel 40,8% dei votanti, raggiunto dal Pd alle elezioni europee ha poi dato al risultato del congresso, ovvero all’elezione di Matteo Renzi a segretario del Pd, un sostegno popolare di milioni e milioni di italiani e, quindi ha dato sostegno anche al progetto di un Senato non elettivo.

La reazione di Corradino Mineo alla sostituzione è stata decisamente sopra le righe, ha criticato malamente Maria Elena Boschi e definito Matteo Renzi “ragazzino autistico!”, di fronte a Pippo Civati, decisamente in imbarazzo.

La risposta di Matteo Renzi non si è fatta attendere: